Stenosi aortica? il centro cuore di Novara risponde

2 Ottobre 2019

Il dott. Martinelli traccia un bilancio del programmatavi

Da diversi anni ormai la Clinica San Gaudenzio di Novara è diventata un vero punto di riferimento per la Cardiochirurgia e questo grazie al suo rinomato Centro Cuore che vanta Specialisti di prestigio e tecnologie all’avanguardia.
Tra le sue punte di diamante c’è il Dott. Gian Luca Martinelli, cardiochirurgo con cui faremo un bilancio sul programma TAVI attivo da tre anni.
“Ad oggi abbiamo eseguito più di 200 procedure – spiega il Dott. Martinelli – il nostro punto forte si basa sull’aver messo a punto un percorso dedicato ai pazienti che necessitano di una TAVI. Li seguiamo dalla diagnosi alle dimissioni e li continuiamo a monitorare nel tempo. Non li lasciamo mai soli insomma”.
Ma cosa si intende esattamente per TAVI? È l’acronico inglese per Transcatheter Aortic Valve Implantation (impianto transcatetere della valvola aortica) ed è una procedura minivasiva che viene applicata, in caso di stenosi aortica, ai pazienti più anziani o fortemente e a rischio, pazienti che sarebbe troppo pericoloso sottoporre ad un tradizionale intervento chirurgico.
“La stenosi aortica – spiega il Dott. Martinelli – ovvero il restringimento della valvola aortica, è una patologia degenerativa tipica delle persone anziane, parliamo quindi di pazienti fragili, spesso a rischio perché colpiti da altre malattie, pazienti che necessitano di procedure mininvasive, anche e soprattutto per un recupero funzionale post operatorio più rapido.
La TAVI può essere effettuata senza apertura del torace, trasportando la nuova protesi attraverso l’arteria femorale (all’inguine) fino al cuore”.
Tutto ciò significa, appunto, un recupero più rapido delle normali attività quotidiane e soprattutto minor degenza in ospedale, parliamo di 2/3 giorni, a fronte di una media nazionale di una settimana. Questo è possibile grazie alla collaborazione di tutto il personale clinico, medico e infermieristico.
“La procedura TAVI rappresenta un esempio in medicina dove l’unione fa la forza – spiega il Dott. Martinelli – il cardiochirurgo lavora insieme al cardiologo interventista ed entrambi condividono le proprie esperienze specifiche. È una procedura che avviene a paziente sveglio e che richiede un approccio multidisciplinare per ottimizzare i risultati: preciso studio dell’anatomia del paziente e utilizzo di materiale tecnologico di altissimo livello. Visti i risultati così incoraggianti dati da questa procedura, si tende ad estenderne l’indicazione non solo ai pazienti ad alto rischio, ma anche quelli a rischio intermedio”.
Oggi negli Stati Uniti circa il due terzi dei pazienti affetti da stenosi aortica vengono trattati con la TAVI e non più con l’operazione chirurgica tradizionale.
“Grazie alle procedure messe in atto, al percorso dedicato al paziente TAVI, nel nostro Centro Cuore la sopravvivenza del paziente che si sottopone a questa procedura supera il 90% – spiega ancora il Dott. Martinelli – e la vera differenza con altri centri è data dal fatto che poniamo particolare attenzione al follow up ovvero a seguire i pazienti anche dopo la dimissione. Questo ci permette di raccogliere dati preziosi che arrivano fino a due anni dopo l’intervento”.
C’è poi un altro aspetto molto importante del Centro Cuore della Clinica San Gaudenzio.
Qui il paziente può trovare la vera multidisciplinarietà delle cure ovvero una moderna figura di specialista che conosce e padroneggia le diverse tecniche di approccio alla patologia della stenosi aortica. Sarà quindi lo specialista, alla luce delle varie e approfondite valutazioni svolte sul paziente, ad indicare la strada più efficace e personalizzata: intervento classico con sternotomia (apertura del torace) e sostituzione della valvola, approccio minivasivo (piccola incisione nel torace) con sostituzione valvolare tramite le cosiddette “valvole sutureless” (senza punti di sutura) oppure la procedura di sostituzione valvolare transcatetere chiamata TAVI.
Come tutte le procedure chirurgiche però, anche la TAVI presenta i suoi limiti e il Dott. Martinelli li spiega con estrema chiarezza:
“Se parliamo di efficacia in senso stretto, l’intervento chirurgico classico ha la meglio sugli altri perché prevede la rimozione della valvola malata e l’introduzione di una nuova valvola con gli intuibili benefici a lungo termine. Nei pazienti più anziani o nei pazienti definiti fragili, la valvola malata non viene rimossa, ma rimane in sede, questo può quindi creare piccole embolie o problemi di insufficienza aortica dal momento che la nuova valvola potrebbe non aderire perfettamente alle pareti.
Tuttavia, anche alla luce di quanto detto, i vantaggi della TAVI per taluni pazienti è indubbia e gli ottimi risultati nel medio-lungo periodo lo dimostrano. Questo per dire che ogni paziente deve essere valutato singolarmente e deve venirgli proposta la soluzione chirurgica più adatta e personalizzata”.


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