Lo specialista e la sua équipe si espandono in piemonte

28 luglio 2016
Lo specialista e la sua équipe si espandono in piemonte

Il Dott. Trompetto sbarca anche a Biella e Novara

Da anni i Dott. Mario Trompetto, Alberto Realis Luc e Giuseppe Clerico hanno creato all’interno della Clinica Santa Rita di Vercelli, un vero e proprio Centro di riferimento per la chirurgia colorettale. Con l’inizio del 2016 anche la Clinica San Gaudenzio di Novara e la Clinica La Vialarda di Biella hanno potuto beneficiare della grande esperienza di questa équipe di professionisti.“Abbiamo una casistica che si aggira intorno ai 700 interventi annui – spiega il Dott. Trompetto – dei quali il 50% extraregione, segno tangibile di come il nostro centro sia diventato un punto di riferimento di terzo li- vello ovvero dove vengono trattati casi particolari, di una certa importanza e gravità”.

Sono diversi i punti di forza del Dott. Trompetto e della sua équipe, come ad esempio la grande esperienza nella laparoscopia colorettale e nella TEM (Transanal Endoscopic Microsurgery) una particolare metodica per l’asportazione dei polipi rettali senza la necessità del classico approccio chirurgico addominale.
Sempre grazie al Dott. Trompetto e ai suoi collaboratori, la Clinica Santa Rita da molti anni è anche Centro di riferimento nazionale per l’attività didattica. La struttura è infatti sede della Scuola italiana di chirurgia colorettale.
“Proponiamo un iter formativo annuale – continua il Dott. Trompetto – per i medici che vengono a specializzarsi qui da tutte le regioni italiane e ai quali rilasciamo un diploma di chirurgia colorettale, dal momento che nelle Università questa specialità ancora non esiste. Vengono da noi un paio di giorni al mese per assistere ai nostri incontri di live surgery dove ogni volta viene trattata una diversa patologia”.
Ma entriamo ora nel vivo dell’attività chirurgica del Dott. Trompetto e della sua équipe andando ad analizzare le principali patologie trattate, le tecniche e i benefici per i pazienti che si affideranno a questo Team di esperti anche nelle Cliniche di Novara e Biella.

Tumori collaterali

Il tumore del colonretto è una malattia abbastanza rara prima dei 40 anni, si fa più frequente a partire dai 60 anni, raggiunge il picco massimo verso gli 80 anni e colpisce in egual misura uomini e donne. La diagnosi si avvale dell’esame clinico che consiste nella palpazione dell’addome alla ricerca di eventuali masse e di linfonodi, ma soprattutto nell’esplorazione rettale che da sola è in grado di diagnosticare il 70% dei tumori del retto. Sono poi indispensabili alcune indagini strumentali (colonscopia con biopsia, ecografia e TAC addominale, risonanza magnetica nucleare, PET) che permettono non solo di diagnosticare il tumore ma anche di stadiarlo ovvero di valutarne l’eventuale diffusione locale o a distanza. Per il tumore del retto l’ecografia transanale con sonda rotante è attualmente l’esame più preciso per la stadiazione locale della malattia.
“La terapia di scelta per i tumori colorettali è la chirurgia – spiega il Dott. Mario Trompetto – l’intervento va proposto e discusso con il paziente.
Il trattamento prevede l’asportazione del tratto di colon interessato dal tumore con tutti i linfonodi della zona colpita dalla malattia.
Negli ultimi anni sono state proposte nuove metodiche di asportazione locale dei tumori, in particolare quelli del retto, che in casi ben selezionati portano ad un risultato paragonabile a quello di interventi più impegnativi per il paziente. In particolare la TEM (Transanal Endoscopic Microsurgery), eseguita da chirurghi colorettali esperti nella metodica, è attualmente considerata l’intervento di scelta per i tumori del retto in fase iniziale”.
Grazie alla collaborazione sempre più stretta tra oncologi, radioterapisti e chirurghi la chirurgia del cancro colorettale si è fatta sempre più conservativa e solo raramente si assiste all’esecuzione di interventi molto demolitivi come accadeva fino a non molti anni fa. Questo approccio multidisciplinare al cancro colorettale sta dando ottimi risultati sia sulla sopravvivenza che sulla qualità di vita dei pazienti.

Prolasso rettale

Il prolasso rettale è la protrusione del retto con tutti gli strati della sua parete al di fuori dell’ano (prolasso completo) o all’interno di se stesso (intussuscezione retto-rettale o retto-anale). Il prolasso rettale è detto mucoso quando è a carico solo dello strato più interno della parete del retto. “Il trattamento del prolasso rettale completo è essenzialmente chirurgico – spiega il Dott. Trompetto – negli anni sono stati proposti numerosi interventi sia per via anale che per via ddominale. I primi hanno meno complicanze, ma pagano il prezzo di un numero più alto di recidive mentre quelli per via addominale sono più complessi, ma portano a risultati migliori. Questi ultimi si avvalgono recentemente della tecnica laparoscopica che ha fatto diminuire il numero di alcune complicanze minori. Tra le tecniche per via anorettale la più seguita è quella di Delorme che permette un intervento rapido con un postoperatorio molto breve. Più complesso è l’intervento di Altemeier che va riservato ai prolassi di maggiori dimensioni. Numerosi sono gli interventi per via addominale che prevedono sia la semplice fissazione del retto con punti o protesi all’osso sacro (rettopessi) che questa abbinata ad una resezione del colon esuberante (resezione-rettopessi). “Il trattamento del prolasso rettale interno o intussuscezione rettale è prima di tutto conservativo – continua il Dott. Trompetto – essendo stata dimostrata l’utilità di cicli di riabilitazione del pavimento pelvico per prendere coscienza della propria muscolatura perineale e a reimparare a riconoscere i reali stimoli defecatori ed a coordinare i movimenti per una corretta defecazione. Il trattamento chirurgico va preso in considerazione solo dopo un accertato fallimento della terapia conservativa, quando il disturbo influisca in modo grave sulla vita relazionale e lavorativa del paziente e siano stati esclusi concomitanti disturbi della sua personalità. Da qualche anno eseguiamo per tale patologia l’intervento di Delorme interna (detto ERPP, EndoRectal ProctoPexy), che risulta sicuro e porta a buoni risultati funzionali che si mantengono anche a distanza di tempo”.

Incontinenza fecale

È un sintomo invalidante che riconosce molte cause con un’invalidità fisica e psicologica il cui risultato è il progressivo isolamento dalla vita sociale e relazionale del paziente che ne è affetto.
La causa più frequente di incontinenza fecale è la lesione dell’apparato sfinterico, spesso causata da un parto complicato, con travaglio prolungato, feto di peso elevato e lacerazioni perineali. Altre cause frequenti sono i traumi, i danni neurologici e purtroppo a volte interventi anorettali condotti in modo inadeguato. La diagnosi va fatta da uno specialista sia con una visita coloproctologica accurata che valutando i risultati degli esami funzionali atti a quantificare il problema (ecografia transanale, manometria anorettale, tempo di latenza del nervo pudendo, RX defecografia).
“Il trattamento va impostato a seconda della gravità del disturbo, della sua influenza sulla vita del paziente e valutando la causa del disturbo stesso – spiega il Dott. Trompetto – Abbiamo a disposizione una batteria di interventi che devono essere proposti solo dopo il fallimento della terapia conservativa e riabilitativa.
Come primo trattamento chirurgico da qualche anno viene proposta la neuromodulazione sacrale, una metodica poco invasiva che con un meccanismo speciale permette di ottenere in casi selezionati ottimi risultati funzionali. In casi particolari può essere presa in considerazione l’iniezione locale di materiali biocompatibili che permettono di riempire la zona mancante di sfintere anale. Interventi di riparazione delle lesioni sfinteriche, sostituzione dello sfintere con altri muscoli o con sfintere artificiale, sono invece interventi altamente specialistici e che pertanto vanno proposti ed eseguiti solo nei casi più gravi e quando sono falliti tutti gli altri trattamenti”.

Stipsi

La stipsi è un malattia funzionale che provoca disturbi dell’evacuazione fecale o per un rallentamento del transito dell’intestino o per una difficoltà di espulsione del bolo fecale.
I pazienti che ne soffrono sono moltissimi e quasi sempre il problema viene risolto semplicemente con un adeguamento della dieta e con un miglioramento dello stile di vita.
“A noi devono giungere soltanto i pazienti con i disturbi più gravi – precisa il Dott. Trompetto – dopo che tutti i tentativi di correzione conservativa non abbiano portato ai risultati sperati e la cui situazione funzionale influisca molto negativamente sulla loro qualità di vita. Non più del 5-10% dei pazienti stiptici possono trarre beneficio da un intervento chirurgico tradizionale e solo nei casi di confermato rallentamento isolato del transito del colon deve essere presa in considerazione una resezione di tutto il colon con anastomosi tra l’ileo ed il retto, mentre per i pazienti che soffrono di disturbi di espulsione si prenderanno in considerazione le diverse tecniche chirurgiche (correzione transvaginale o transanale del rettocele, Delorme interna, TRANSTARR, rettopessia addominale, resezione-rettopessi) a seconda della situazione anatomica rilevata e che sta probabilmente alla base del problema”.
Ovviamente il Dott. Trompetto e la sua squadra affrontano anche tutte le altre patologie legate al colonretto come:

  • Emorroidi
  • Ascessi e fistole anali
  • Ragade anale
  • Rettocele
  • Diverticolosi – Diverticolite del colon
  • Fistola rettovaginale
  • Malattia di Crohn
  • Rettocolite ulcerosa
  • Tumore anale
  • Dolore anale cronico
  • Prurito anale
  • Cisti sacrococcigea o pilonidale
  • Idrosadenite suppurativa
  • Stenosi anale
  • Patologie anorettali rare
  • Condilomi anali
  • Ileostomie e Colostomie

© Copyrights 2017 - Clinica San Gaudenzio - privacy policy - powered by IT Impresa