La malaria? è ancora un nemico riflessioni per il XXI secolo

Rimane una delle principali cause globali di mortalità

La malaria è una eritrocitopatia provocata da parassiti del genere plasmodium di cui cinque specie sono patogene per l’uomo (plasmodium falciparum, il più diffuso ed il più pericoloso, P. Vivax, P. Ovale, P.Malariae e P. Knowlesi) e trasmessi dalla puntura di una zanzara della specie anofele. La malaria è presente specialmente nelle zone intertropicali, ma la possibilità di una estensione verso le zone temperate, in cui la malattia è scomparsa da quasi un secolo, costituisce un problema di attualità legato al riscaldamento climatico del pianeta. Infatti, nel 2008 sono stati segnalati due casi autoctoni nel Sud della Francia (Camarga, dove esistono zanzare del genere anofele, vettori potenziali di malaria). Nel mondo, la malaria costituisce la prima endemia parassitaria e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la terza causa di morte di origine infettiva, specialmente nel bambino, dopo le infezioni respiratorie e le diarree, ma prima dell’AIDS. Secondo l’OMS quasi la metà della popolazione mondiale, ossia più di 3 miliardi di persone, è esposta a questa endemia, anche se negli ultimi anni il numero dei casi è diminuito (85% in Africa, 10% in Asia, 4% in Medio- Oriente ed 1 % in America), nei Paesi industrializzati i casi di malaria sono di importazione (come la malaria degli aeroporti e quella dei soggetti che non si sottopongono ad una profilassi corretta suggerita da operatori sanitari competenti). L’OMS nel suo rapporto del 2009, ha annunciato per la prima volta una riduzione della malaria in alcuni Paesi africani, attribuita ad un miglior uso di zanzariere ed indumenti impregnati con sostanze repellenti verso le zanzare e dell’uso di terapie di combinazione di artemisia (ACT); pur tuttavia, la chemioresistenza, in specie del P. falciparum, tocca la maggior parte dei Paesi endemici.La resistenza al chinino, descritta nelle foreste pluviali del Sud-Est asiatico e dell'Amazzonia poi segnalata in Africa dell'Est e dell’Ovest, resta comunque limitata all'Africa. La resistenza alla meflochina, constatata in Thailandia dopo il 1989, viene puntualmente osservata in Africa, lo stesso vale per l’atovaquone-proguanil. Cominciano anche ad essere descritte resistenze ai derivati dell’artemisina, divenuta uno dei pilastri della terapia antimalarica. All’opposto, si è visto ricomparire in alcune zone malariche una sensibilità alla clorochina dopo numerosi anni di astensione di questo farmaco. Tuttavia, questo fenomeno ha una portata clinica ristretta, in ra- gione del suo carattere geograficamente limitato ad alcune zone e del rischio di rapida comparsa della resistenza in caso di riuso della, specialmente in monoterapia. Attualmente, la clorochina-resistenza comprende anche il plasmodium vivax in Papuasia-Nuova Guinea, nel Sud-Est asiatico ed in Amazzonia. La prescrizione di una chemioprofilassi idonea è un atto personalizzato che può farsi solo in corso di un consultomedico con un sanitario esperto prima di recarsi nelle zone endemiche malariche. Sono indispensabili da raccogliere alcune informazioni concernenti il viaggio, la permanenza, l’età e lo stato di salute del soggetto. Inoltre, in funzione del (o dei) Paese visitato/i, si può predire il tipo di resistenza di P. falparum al quale sarà esposto il viaggiatore. L’OMS ha così distinto: Paesi del gruppo 1: clorochino-sensibilità; Paesi del gruppo 2: clorochino-resistenza moderata; Paesi del gruppo 3: clorochino-resistenza estesa o multiresistenza ai farmac (multidrug resistance). Infine per quanto riguarda l’immunità naturale antimalarica, essa è in funzione delle esposizioni ripetute, è lenta ed incompleta; infatti, una volta lasciata la zona di endemia malarica lo stato immunitario acquisito si esaurisce nel giro di qualche anno. Questo accade anche nei nativi emigrati nei Paesi industrializzati i quali ritornano così suscettibili all’infezione malarica. Inoltre, la malaria è caratterizzata da cambiamenti successivi della conformazione del parassita durante il suo ciclo e queste differenti conformazioni costituiscono altrettanti gruppi antigenici (sostanze capaci di stimolare gli anticorpi protettivi) specifici da tenere in conto. Allo stato attuale, non esiste alcun vaccino efficace per i viaggiatori o per le popolazioni che vivono in zona endemica, anche se sono in sperimentazione diverse molecole. All’alba del XXI secolo, la malaria rimane quindi una delle cause maggiori di morbidità e di mortalità in campo mondiale,malgrado una tendenza recente alla diminuzione di questa endemia per gli importanti progressi registrati nel corso degli ultimi decenni nella comprensione e nella presa in carico delle forme gravi.Questi vantaggi si scontrano con le inquietudini legate all'estensione delle chemio resistenze. Un obiettivo prioritario dell’OMS, “far diminuire la malaria”, riposa su numerosi assi di lotta:miglioramento dei metodi di profilassi nella scelta individuale e collettiva, sviluppo di nuovi trattamenti accessibili alle popolazioni che vivono in zona endemica, promozione di ricerche fondamentali e cliniche, specie in Africa che paga il più pesante contributo a questo flagello, messa a punto di un vaccino, la sola arma capace di assicurare una eradicazione, attualmente illusoria con i mezzi a disposizione.